La custodia dell’angelo: Emozioni oltre le regole

Un’opera postuma viscerale e dissacrante di Alessandra Saugo

Qualche tempo fa mi è stato prestato un libro che ho concluso a fatica e che ho giudicato con severità, per una sregolatezza nella scrittura che non mi ha per nulla convinto neppure considerando un contesto stilistico anticonvenzionale.

A volte, però, ciò che non piace spinge alla riflessione più di quel che piace, e, affrontando altre letture fuori dagli schemi, mi sono sentito più aperto verso stili di scrittura non canonici, finendo per condividere tale apertura con la persona che mi aveva dato in prestito quel libro.  

Quest’ultima ha pensato bene (con una temeraria ostinazione che rafforza la mia stima) di approfittare dello spiraglio intravisto per un nuovo suggerimento letterario, invitandomi a leggere soltanto alcuni passaggi di un piccolo volume scritto da un’autrice che non conoscevo. 

Leggendo la sezione del testo che mi ha indicato, ho subito notato una scrittura addirittura più trasgressiva di quella che caratterizzava il romanzo che avevo aspramente criticato. Eppure, paradossalmente, qualcosa di inspiegabile in quel momento mi ha spinto a iniziare la lettura dalla prima pagina. E non potevo fare scelta migliore.

Il libro in questione è La custodia dell’angelo di Alessandra Saugo, una scrittrice vicentina strappata alla vita dalla malattia a soli 45 anni. Un libro che definirei un diario segreto rubato, vista l’assenza di filtri nella sua scrittura istintiva e dissacrante, se non avessi appurato che l’autrice si era già distinta con altre pubblicazioni proprio per la sua annichilente dirompenza, oltre che per il suo stile sperimentale.

Non si tratta di un romanzo in senso stretto, ma di un manoscritto in cui le parti narrative, dai toni impetuosamente poetici, si alternano a passaggi che hanno più chiaramente la forma della poesia. 

Il testo ha per cuori pulsanti due urla strazianti dell’autrice: quello di immensa sofferenza per la scomparsa della madre, morta suicida, e quello di indicibile rabbia per la fine del suo matrimonio. Ma è questo secondo ruggito, colmo di ira e di livore, a strutturare la parte più consistente dell’opera, nella quale si libera senza censure il furore di una donna tradita.

Ciò che mi ha colpito di più è quanto profondamente e spietatamente l’autrice entri nelle ferite aperte, inondando il lettore col rancoroso dolore che sgorga da esse. E attraverso questo fiume straripante di afflizione e risentimento, la Saugo è stata straordinariamente capace di manifestare un vissuto del tradimento autenticamente femminile.

Quello raccontato è in particolare il vissuto di una donna modellata secondo lo stereotipo maschilista che identifica la moglie perfetta con una casalinga irreprensibile. L’impatto descritto con la lingua del caos emotivo è quello del tradimento che avviene all’interno di questo stereotipo latente. Un tradimento che è beffardo: da una parte priva di una valenza sessuale la donna plasmata come moglie-massaia, dall’altra contiene in sé l’accettazione da parte dell’uomo, se non la ricerca vera e propria, di quel disordine e di quella sporcizia (in senso materiale e morale) che invece non sono ammessi nel matrimonio, nella casa coniugale, sul letto nuziale. 

La custodia dell’angelo presenta diverse imperfezioni, e la prefazione lo anticipa: è un’opera postuma che non ha potuto beneficiare degli ultimi ritocchi di chi l’ha composta. D’altra parte, certi errori (che mi sembrano tali anche in uno stile anticonformista) lasciano intuire la scelta dell’editore di offrire ai lettori il testo della Saugo così come da lei lasciato alla sua morte. 

Si tratta di una scelta non solo apprezzabile per il rispetto mostrato verso la voce di questa autrice, ma soprattutto funzionale a valorizzare una scrittura così viscerale da oscurare qualsiasi imperfezione e illuminare ciò che questo libro racconta: emozioni. Emozioni furiose, virulente, feroci al punto da poter essere disturbanti. Eppure emozioni, pure, palpitanti, vive. Emozioni oltre le regole. 

Nella turbolenta marea di sentimenti in cui questo piccolo volume mi ha trasportato, non ho potuto fare a meno di chiedermi perché mai una scrittura così spregiudicata non mi abbia suscitato la stessa avversione che ho provato affrontando l’altro libro cui ho fatto cenno. E non ho tardato a trovare la risposta a questo dubbio.  

Non avendo fatto vibrare una qualche corda del mio cuore (il mio, lo ribadisco), di quel libro avevo ricavato soltanto la sensazione di un’offesa alle regole elementari della scrittura, e la percezione di avere davanti agli occhi null’altro che un’accozzaglia di parole e frasi dal suono piacevole, per qualcuno magari anche ammaliante, ma nel loro insieme spesso prive di senso. Scorrendo l’opera della Saugo, ci sono stati momenti in cui ho avuto la stessa impressione, ma la bufera di emozioni che mi ha investito è riuscita a dare senso a ciò che è inequivocabilmente privo di senso fuori da una cornice emotiva e traumatica.

Grazie a questa coinvolgente lettura, ho quindi interiorizzato una potente verità che pur conoscendo già non avevo ancora fatto davvero mia: non c’è regola di scrittura il cui abbandono meriti il biasimo, se da quella mancanza nascono emozioni che dentro la gabbia delle regole non possono avere spazio. 

Chiudo riportando un frammento della voce tonante di questa autrice. Oso prendere in prestito le sue dure parole, nel rispettoso timore che il mio maschio-io non me ne dia il diritto, ma confidando che il riconoscere a questi versi una forza tale da abbattere i confini di un contesto, possa valere la giustificazione del mio azzardo. 

Sono più forti 
sono più crudeli 
sono più stupidi 
sono più leggeri 
sono più resistenti.

Non hanno limiti.

Ti odiano
perché incarni 
il gap
perché sei la loro lacuna incolmabile.

Ti odiano
perché non riescono
a farti assomigliare
neanche lontanamente 
al loro marcio naturale. 

N.d.R.: Immagine di copertina generata tramite l’intelligenza artificiale

Rispondi


Scopri di più da Scrittore per sogno

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere